COSTRUZIONI PROSPETTICHE

La prospettiva nelle vetrate fiorentine

Caterina Pirina, gennaio 2003

 

"Spazio italiano ambiente fiammingo"; il titolo del celebre volumetto del Brandi è indicativo della concezione spaziale che gli artisti fiorenti del primo cinquantennio del ‘400 andavano elaborando. Lo spazio che s’andava configurando nelle loro opere non era concepito alla ‘maniera fiamminga’, come un ambiente riempito di oggetti familiari; ma come una forma astratta basata sulla geometria euclidea. Sono note dalla descrizione lasciata dal Manetti1 le due vedute dl battistero di Firenze e di piazza della Signoria .....- tavolette perdute - dipinte dal Brunelleschi quale verifica dell’esattezza descrittiva della prospettiva piana monoculare. Tale griglia modulare realizzata dal Brunellechi ed adottata dagli altri artisti ‘innovatori’ Donatello e da Masaccio, ha avuto precocemente la sua codifica dall’Alberti che nel suo trattato Opus de pictura precisa "La pittura è una finestra aperta sul mondo".

E’ significativa per la storia della vetrata fiorentina la concomitanza degli eventi culturali: ancor non aveva L. B. Alberti pubblicato il suo trattato che gli ‘Operai’ [amministratori] della cattedrale di Firenze avviarono la impegnativa campagna di invetriatura per le finestre circolari nel tamburo della grandiosa cupola brunelleschiana. Nel 1433 la ’Opera del Duomo’ bandì un appalto concorrenziale dando al Ghiberti e a Donatello l’incarico di approntare un cartone di prova per la vetrata L’Incoronazione della Vergine ( v Firenze Cattedrale 2)2. La scelta finale privilegiò il modello del Brunelleschi, quasi sicuramente presentato dall’artista nella eccezionale grandezza di 1:13; una misura eccezionale essendo il diametro della vetrata di m. 4,70/80.

Anche ad uno sguardo fuggevole è evidente che lo spazio della vetrata circolare è dato in termini di prospettiva piana monoculare4. La scelta compositiva è particolarmente innovativa: la bordura solitamente destinata ad una fascia decorativa di fiori o racemi, nella Incoronazione della Vergine entra a far parte dello spazio centrale divenendo lo squadro di invito di una pergola che inquadra il monumentale trono.La direttrice spaziale che traccia la piramide visiva persegue la traiettoria tracciata dagli intensi sguardi dei cherubini rivolti alle figure centrali. Il punto di vista della composizione è fissato in O, ossia si appunta nel particolare emotivamente significativo delle mani giunte della Vergine.

Per gli artisti fiorenti di quegli anni la difficoltà consisteva nel conciliare il contratto e conciso spazio creato dalla la prospettiva piana monoculare con una preminente illustrativa presenza di figure. La soluzione adottata in questo tondo - probabilmente ascrivibile al maestro vetraio, Domenico di Piero – è sorprendente; poiché le due figure emergono e si impongono a dispetto della quadratura prospettica, grazie ai gradienti cromatici del vetri impiegati del tipo crown- glass le cui marezzature suggeriscono il tondeggiar dei volti e l’ondoso moto delle vesti.

Qualche anno più tardi ( 1443) la invetriatura della cupola viene continuata da Paolo Uccello che eseguì le due vetrate Natività ( v Firenze Cattedrale 3) e Resurrezione ( v Firenze Cattedrale 7) . Nota è la critica vasariana sulle angosciate ricerche di Paolo ::"[......] egli si affaticò e perse tempo nelle cose di prospettiva [....] dotato dalla natura di un ingegno sofistico e sottile non ebbe altro diletto che d’investigare alcune cose di prospettiva difficili ed impossibili...." 5 Ciò che angustiava l’artista era il difficile conciliare la costrizione spaziale di una prospettiva centrale a punto di vista unico con la molteplicità figurativa offerta da una ‘prospettiva a cavaliera’: di qui la scelta del montaggio di episodi scorciati con diverse prospettive. E’ quanto si avverte osservando le due vetrate disegnate da Paolo ove si ritrovano soluzioni spaziali analoghe a quelle impiegate un biennio più tardi nelle trittico della Battaglia di S. Romano. A proposito della versione londinese, il Francastel annota come tre sistemi di figurazione si combinino senza fondersi: in primo piano sono accostati due strutture compositive indipendenti, mentre la siepe costituisce un fondale divisorio di chiara derivazione teatrale6. Parecchi particolari figurativi accomunano le ‘Battaglie’ agli ‘occhi’ di vetrata. Analoga infatti soluzione spaziale è data nella Resurrezione, ove i vari elementi figurativi appartengono a spazi diversi: la figura di Cristo è inquadrata dalla prospettiva piana del vano tombale, mentre la lastra di copertura appartiene ad altro scorcio; ed ancora; la guardia addormentata si arrovescia in una sua autonoma squadratura. Compare ricorrente, segno di una costante predilezione per le forme geometriche, il copricapo a ‘cercine’ che si ritrova frutto di complicate sfaccettature nell’affresco del Diluvio e in un celebre disegno agli Uffizi.

Un nuovo apporto alla ricerca di più complesse e soddisfacenti soluzioni prospettiche è dato da A. Baldovinetti. Il Vasari illustrando gli affreschi dall’artista dipinti nella chiesa di S. Egidio enfatizza l’incredibile abilità di Alesso: " vi contrafece anchora in una rovina d’una casa le pietre muffate e dalla pioggia e dal ghiaccio logore e consumate con una radice d’ellera grossa che ricopre una parte di quel muro nella quale è da considerare che con lunga pazienza fece d’un colore verde il ritto delle foglie e d’un altro il rovescio" 7. Più ancora che dagli affreschi di S. Egidio – ormai ridotti a lacerti –, la lodata perizia del Baldovinetti nell’ottenere effeti di ‘tromp l’oeil" è godibile nella vetrata di S. Andrea nella cappella Pazzi giustamente dalla Kennedy8 assegnata ad Alesso, V. Firenze C. di S. Croce Cappella Pazzi 2. La "finestra aperta sul mondo" teorizzata dall’Alberti è dal Baldovinetti pienamente realizzata in questa sua vetrata: bordura e plinto formano una cornice che introduce allo spazio dell’edicola stagliata contro lo smagliante azzurro del cielo.Per la prima volta , nel 1470, una vetrata è realizzata con una prospettiva bifocale i cui punti di vista situati in A e B sullo stesso asse formano un simmetria bilaterale. Come è leggibile nei grafici, l’edicola si presenta come uno spazio cubico il cui spigolo è interciso da un ideale piano e tagliato nei punti C e D.

Datata 1491, la monumentale vetrata absidale della chiesa di S. Maria Novella è il capolavoro del Ghirlandaio v. Firenze C. di S. Maria Novella 3 .Concepita come una grandiosa ancona che occupa l’intera parete del coro, la vetrata è composta di nove pannelli: sei pannelli laterali raffiguranti Santi entro edicole, mentre nei registri centrali sono sovrapposti tre episodi: Il miracolo della neve, La Circoncisione, La Vergine consegna a S. Tommaso la sacra cintola.

I vari pannelli mostrano l’acquisita padronanza nell’impiego della prospettiva piana monoculare. L’inquadratura architettonica nella Circoncisione , ad esempio, rivela l’attenta meditazione e parafrasi della campata conchiusa dal sonoro voltone nell’affresco masaccesco della Trinità. Nell’affresco il punto di vista è ribassato per rendere più apprezzabile la pienezza della volta; nella vetrata, invece, il punto di vista è posto all’altezza della testa di Simeone che diviene così il centro compositivo sia per la soffittatura che per la pavimentazione.

Ma l’elemento innovativo è rintracciabile nel montaggio che unifica i vari episodi in una grandiosa incastellatura .Un montaggio che riconduce alle edicole dei ‘luoghi deputati’ affiancate e sovrapposte nella macchina teatrale medievale ancora in uso nel primo rinascimento. La messa in scena secondo la prospettiva non si realizzerà che più tardi, nella seconda metà del sec. XVI; e le tre celebri Vedute di città sono solo bozzetti di una scenografia ideale non ancora realizzata9. Dunque le soluzioni scenografiche adottate nel ‘400 sono riconducibili alle macchine teatrali per i drammi religiosi.

E’ ancora il Vasari che ci ha lasciato la descrizione degli ‘ingegni teatrali’ creati dal Brunelleschi tra i quali memorabile la macchina teatrale realizzata nella chiesa di S. Felice in Piazza per la festa dell’Annunciazione. Entro una mandorla luminosa agganciata alle capriate della chiesa un gruppo di fanciulli in cerchio reggendo ciascuno un lume formava una carola angelica attorno al Padre Eterno; dal coro scendeva l’arcangelo Gabriele circonfuso di luce a recitare alla Vergine il sacro annuncio; per poi risalire e scomparire entro la mandorla10. Con grande acutezza il Fagiolo11 sottolinea come la scenotecnica brunelleschiana costituisca l’elemento di transizione dal teatro medievale a quello rinascimentale. In fondo al coro della chiesa di S. Maria Novella rialzato rispetto alla pavimentazione il grande finestrone del Ghirlandaio si impone alla vista dei fedeli come una ‘macchina teatrale’ domina il balenio ininterrotto dell’azzurro cielo che fa da sfondo ai vari pannelli unificandoli, sì che par che i santi dalle loro edicole, come in un ‘tableau vivant’, assistano ai tre miracoli mariani nel centro.Che le macchine teatrali abbiano in alcuni casi offerto suggestioni alla vetrata è confermato da un recente studio di M. Hérol12  da proposito di una vetrata di Engrand Le Prince per la cattedrale di Rouen.


NOTE

1Opere Istoriche - Edite ed Inedite - di Antonio Manetti - Matematico ed architetto fiorentino del sec.XV - Raccolte per la prima volta ed al suo autore restituite da Gaetano Milanesi, Firenze, Le Monnier, 1887

2v. Poggi

3F. MARTIN – P. G RUF Le vetrate di S. Francesco ad Assisi,Assisi, 1998 pp. 131-33. L’ipotesi si basa sul prezzo pagato a Donatello, assai considerevole se confrontato con quelli allora correnti..

4C.PIRINA Les architectures dans les vitraux du XVe siècle en Toscane in " Representations architecturales dans les vitraux " Colloque Internazionale CVMA, Bruxelles agosto 2002 pp. 169 -76

5G. VASARI Le Vite, 1568 ed. Milanesi

6P.FRANCASTEL Lo spazio figurativo dal Rinascimento al Cubismo,Torino, Einaudi, 1957, p.77

7G. VASARI Le Vite 1568 . Si veda sul Baldovinentti il contributo di R. Bartalini in "Pittura di luce" catalogo della mostra a cura di L. Bellosi, Milano 1990, pp.159- 68

8R. W. KENNEDY Alesso Baldovinetti, A critical and historical Study New Haven, Yale University, p.77.

9La prima scena prospettica dipinta è stata allestita nel 1508 da Pellegrino da Udine per la Cassaria dell’Ariosto.

10Risalito l’arcangelo Gabriele entro il coro angelico le luci si spegnevano e con grande clangore la mandorla si richiudeva

11M. FAGIOLO

12M.HEROLD Virgo ex machina – Le vitrail de la Confrérie Notre-Dame-du Jardin à la cathédrale de Rouen par Engrand Le Prince in " La Revue du Louvre et des Musées de France" Si ringrazia qui lo studioso per la segnalazione fatta a chi scrive in occasione del congresso Internazionale CVMA tenutosi a Bruxelles nell’agosto 2002