Le terme Erculee

5.1Questo edificio, ricordato espressamente da Ausonio (“Herculei lavacri (…) marmoreis ornata peristilia”), fu edificato alla fine del III secolo su una pianta rettangolare (circa 120 per 116 metri) di oltre 13 mila metri quadrati: l’angolo Nord-occidentale avrebbe toccato il corso Vittorio Emanuele, l’angolo opposto avrebbe oltrepassato il corso Europa. La palestra porticata occupava il lato settentrionale, mentre gli ambienti termali veri e propri occupavano il lato meridionale con un calidarium ad absidi contrapposte. Molti ambienti, identificati durante una serie di scavi occasionali, avevano pavimenti mosaicati (alcuni frammenti sono stati staccati e musealizzati) oppure in opus sectile (frigidarium). La magnificenza delle Terme può essere documentata da una statua mutila scavata in prossimità della chiesa di San Vito al Pasquirolo nel 1827 ed ora conservata presso il Civico Museo archeologico: una statua di Herakles scolpita in un marmo bianco, di cui rimane il torso colossale (altezza di circa 125 cm).
Pur trattandosi di un edificio imponente, delle Terme si perse rapidamente ogni traccia, tanto che nel ‘700 e nell’800, come riportato dal Latuada [“Porta Ticinese” tomo III] e dal Cantù, si pensava fossero ubicate nella zona della basilica di San Lorenzo e che il colonnato antistante alla basilica appartenesse proprio alle Terme.
La ricostruzione seguita alle distruzioni belliche, compresa l’apertura del corso Europa, trasformò completamente la topografia dell’area occupata dalle Terme. Attualmente rimangono in vista solo alcuni modesti frammenti murari che, segati in parti grossolane, sono stati riposizionati in un’aiuola tra il complesso edilizio per uffici, abitazioni, negozi di corso Europa 11-13 (arch. L. Caccia Dominioni, 1966), il complesso di corso Vittorio Emanuele 24-28 e largo Corsia dei Servi 3-11 (arch. Belgiojoso, Peressutti e Rogers, 1970) e la piccola chiesa di San Vito al Pasquirolo (ricostruita nei primi decenni del ’600). I due frammenti murari superstiti sono dissimili fra loro: uno comprende una parte basale, di conglomerato cementizio con ciottoli di dimensioni uniformi, che supporta una muratura di laterizi disposti in corsi regolari, come in altri edifici prima descritti; l’altro comprende una parte basale, con scapoli e scheggioni di natura calcarea, che supporta una muratura costituita da corsi sovrapposti di conci squadrati di pietra calcarea (probabilmente pietra di Viggiù) di dimensioni decimetriche, caratterizzati da uno spessore molto inferiore alla lunghezza. Altri due frammenti, riposizionati in un’aiuola contigua alla facciata della chiesa di San Vito, presentano una semplice struttura in ciottoli legati con malta.