Il Monastero Maggiore (Museo Archeologico)

Il Monastero Maggiore, comprendente diversi edifici costruiti a partire dall’epoca carolingia, fu soppresso alla fine dell’Ottocento ed una parte di esso fu adattata a sede del Civico Museo Archeologico. Il Monastero includeva anche la chiesa di San Maurizio, che appare nell’incisione di Dal Re (n° 84) accostata ad un edificio, abbattuto in seguito per l’apertura della via Luini. Il Monastero contava diversi chiostri: due situati accanto al fianco destro della chiesa, di pertinenza del Museo Archeologico, ed uno, ora al civico 5 di via Luini, di pertinenza della Regione Lombardia. I danni bellici comportarono demolizioni e ricostruzioni funzionali all’apertura del museo Archeologico.
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Il grande portale che dà accesso al “primo chiostro” (ora ingresso al Civico Museo Archeologico) fu ideato alla fine del Seicento ed è chiaramente distinguibile nella sopra citata incisione (n° 84). Presenta una struttura in pietra di Viggiù a pilastri decorati da una fascia in Macchiavecchia di Arzo, uno zoccolo in granito rosa di Baveno ed un grande cartiglio in pietra di Varenna nella parte sommitale. L’uso in esterno sia della Macchiavecchia che della pietra di Varenna ne ha provocato una forte alterazione cromatica: nel primo caso i vivaci colori si sono trasformati in un rosa pallido; nel secondo caso, il nero assoluto si è trasformato in un grigio chiaro. Il portico del primo chiostro è retto da dodici fusti di granito bianco di Montorfano con basi e capitelli in Grigio del Boden.

1_3_2Il chiostro successivo, il cosiddetto “Secondo cortile”, fu parzialmente demolito nel 1952 in seguito i danni bellici: ora rimangono fusti di graniti del lago Maggiore (sei di Montorfano e quattro di Baveno) sempre con basi e capitelli di Grigio del Boden. Il portico del chiostro di via Luini 5 presenta un interessante accostamento nei materiali usati per le colonne, accostamento che testimonia il diverso periodo di messa in opera: le parti laterali, quattrocentesche, hanno colonne con fusti, basi e capitelli di Serizzo della Val d’Ossola; la parte centrale, seicentesca, ha colonne con fusti di granito rosa di Baveno, basi e capitelli di Grigio del Boden.
L’utilizzo di materiali diversi in periodi temporali diversi è indicatore può essere dettato da un cambio nel “gusto” architettonico oppure da mutate tendenze commerciali.