I materiali lapidei del Museo archeologico

L’esame dei diversi reperti archeologici conservati nel Museo ha permesso di identificare con sicurezza una decina di litotipi diversi impiegati nei manufatti romani dell’attuale territorio lombardo. Le località di cava dei litotipi classificati mette in evidenza quanto fosse poco rilevante, in epoca romana, il fattore “locale” nella scelta dei materiali da utilizzare in architettura. L’uso di materiali locali, cavati cioè a breve distanza dai cantieri di utilizzo, fu un fondamento di tutta l’architettura medievale e moderna, fino ai primi decenni del XIX secolo.
Nel caso dei materiali lapidei del Museo Archeologico, quelli che si possono considerare di provenienza locale sono in minor numero rispetto a quelli di provenienza “esterna”.
Tra i materiali locali si contano: il Ceppo del Brembo (statuaria), la pietra Molera (elementi di colonne), la pietra di Viggiù (capitelli), la pietra di Angera (architravi), il Ghiandone (elementi architettonici, stele e altari).
Tra i materiali alloctoni si contano: tutti i marmi sia quelli bianchi che quelli grigi (colonne, trabeazioni, statuaria), la pietra di Aurisina (architravi, cornici, capitelli), i calcari teneri del Veneto centro-occidentale (cornici, fregi, capitelli), la trachite dei colli Euganei (pavimentazioni stradali). A questi devono poi essere aggiunti i “marmi colorati” (Pavonazzetto, Cipollino, Portasanta, Rosso antico, Porfido rosso antico, Giallo antico, Broccatello ecc.) provenienti dagli odierni territori della Turchia (Anatolia occidentale), della Grecia continentale ed insulare, dell’Egitto (deserto orientale), della Tunisia, della Spagna mediterranea e utilizzati per fusti di colonne, per decorazioni e per l’opus sectile pavimentale o di rivestimento.
Le diverse tipologie di impiego non sono legate ad un particolare litotipo: un capitello o un fusto o una cornice potevano essere realizzati con litotipi del tutto diversi fra loro per composizione, struttura e caratteristiche tecnico-meccaniche, come ad esempio i calcari teneri del Veneto, il calcare compatto di Aurisina o i diversi marmi bianchi.