La chiesa di San Giovanni in Conca

6.3_1La muratura curvilinea, che occupa un’aiuola spartitraffico tra piazza Missori e via Albricci, è tutto quanto rimane della chiesa di S. Giovanni in Conca (XI secolo), una chiesa a tre navate su pilastri con cupola e campanile; quest’ultimo, costruito nel XVI secolo, era considerato il più alto di Milano ed era posto sullo spigolo sinistro della facciata, secondo quanto illustrato dall’incisione di Dal Re (n° 72). Un susseguirsi di demolizioni dal 1879 al 1949 ha portato all’attuale avanzo absidale, a sua volta sopravvissuto ad un progetto di distruzione totale per fare posto ad una via di scorrimento veloce (la “Racchetta”). Si trattava del prolungamento di un’arteria urbana, realizzata nel secondo dopoguerra da San Babila a piazza Missori (già citata a proposito delle Terme Erculee), che dalla stessa piazza Missori avrebbe raggiunto corso Magenta – via Carducci, nel settore denominato “Area del Cappuccio”.
La muratura laterizia, che si osserva nei resti dell’abside, poggia su una fondazione in blocchi di Ceppo del Brembo; la pietra d’Angera è stata invece impiegata in piccoli elementi architettonici, come le colonnine della finestra.
Nella sottostante cripta si osserva ancora una volta il riutilizzo di materiale romano: i fusti delle diciotto colonne che sostengono le volte sono costituiti da Trachite euganea, calcare di Aurisina, Ghiandone, Serizzo, marmo di Carrara, Ceppo del Brembo, pietre di Verona e di Angera. A questi si aggiungono fusti di granito di Montorfano e di marmo Candoglia, in seguito ad interventi di restauro. I capitelli, così come le basi (quando presenti), sono stati realizzati con alcuni dei materiali usati per i fusti: marmo di Carrara, Ceppo del Brembo, Trachite euganea, pietre di Aurisina e di Angera.
All’interno della cripta, oltre alle colonne, sono evidenti alcuni brani di muratura pertinenti all’edificio: nell’angolo opposto all’ingresso, sulla sinistra, tra gli scapoli in pietra legati con malta, spicca un frammento di bacino in Porfido rosso antico, il prezioso materiale lapideo già citato a proposito del ciborio di Sant’Ambrogio e del battistero del Duomo.
La facciata della chiesa (XIV secolo) è sopravvissuta anch’essa alle demolizioni: smontata e ricomposta, è oggi visibile in via Francesco Sforza come facciata della Chiesa Valdese: oltre alla muratura laterizia vi campeggia una fascia lapidea centrale con il rosone, costituita da grandi conci di marmo di Condoglia: un impiego d’eccezione per il marmo da sempre riservato alla costruzione della Cattedrale.

6.3_2La chiesa conservava anche il monumento a Bernabò Visconti eseguito da Bonino da Campione nel 1363; il monumento fu in seguito spostato al Castello Sforzesco, dove tuttora è conservato nel museo. La grande statua equestre fu scolpita in un solo grande monolito di marmo di Candoglia (dimensioni circa di oltre cinque metri di altezza e di quattro di lunghezza), lo stesso marmo fu utilizzato anche nella parte inferiore del monumento. Se si escludono alcune stele di epoca romana, è questo uno dei primi esempi di impiego del marmo di Candoglia, quasi un saggio in vista della di poco successiva costruzione del Duomo.