La basilica di Santa Tecla

Il complesso episcopale già nel IV secolo comprendeva diversi edifici e in quella stessa area, alla fine del XIV secolo, cominciò la costruzione della Cattedrale. Gli edifici originari sono ora ridotti a pochi resti di murature ancora in situ e ad alcuni elementi architettonici conservati nei musei. In un’area corrispondente al transetto sinistro del Duomo, si trovavano le due basiliche, dette Vetus e Minor ed il battistero di S. Stefano. Quest’ultimo, degli inizi del IV secolo, è ancora visibile in un sotterraneo: la forma ottagonale della vasca era sottolineata dalla presenza di un rivestimento in lastre di marmo.


3.1
In corrispondenza dell’attuale sagrato del Duomo era ubicata la basilica Nova, dedicata prima al Salvatore e poi a Santa Tecla, costruita nella prima metà del IV secolo, con orientamento E-O e pianta rettangolare con cinque navate (circa 67 metri di lunghezza e 45 di larghezza). La chiesa, compresa la facciata, fu ricostruita dopo la metà del V secolo per essere poi demolita alla metà del ‘500. Le parti basali della facciata e delle murature perimetrali, con fondazioni in conglomerato di ciottoli e malta, furono rinvenute negli anni ‘40 durante degli scavi prima per il rifugio antiaereo e poi, negli anni ‘60, per la stazione Duomo della Metropolitana Milanese. Nell’ambiente sotterraneo, cui si accede dalla contro-facciata del Duomo, è conservato il tracciato dell’abside semicircolare di 17 metri di diametro e alcune porzioni del pavimento.
Si tratta di un pavimento in opus sectile a motivo geometrico formato da esagoni, triangoli, quadrati e rombi (lati di 15, 12 o 7,5 cm). I materiali lapidei impiegati sono molto numerosi, anche a causa di successivi interventi di manutenzione. Nel nartece sono stati utilizzati: calcari neri e calcari grigi delle Prealpi, rosso ammonitico e pietra di Botticino. Nell’aula sono stati utilizzati: calcari neri e calcari grigi delle Prealpi, rosso ammonitico, calcare bianco, marmi di Candoglia e Ornavasso, marmi bianchi e grigi (Bardiglio apuano), marmi venati (Proconnesio), marmi colorati (Africano, Breccia corallina, Cipollino, Cipollino rosso, Fior di Pesco, Pavonazzetto, Verde antico). Nel bema sono stati utilizzati: calcare nero delle Prealpi, calcare bianco, marmo di Candoglia, marmi colorati (Breccia corallina, Cipollino, Pavonazzetto). I gradini del bema sono stati realizzati con Ghiandone, marmo di Musso e marmo di Candoglia. Infine, il pozzo è costituito da elementi squadrati di marmo Proconnesio.
Un reperto interessante, conservato nello stesso ambiente sotterraneo, è la cosiddetta soglia della porta di S. Tecla: un monolito di Ghiandone di 3,5 m di lunghezza, 0,6 m di larghezza e 0,45 m di profondità, per un peso di circa 2,6 tonnellate.