Il Battistero di San Giovanni alle Fonti

3.2Alla fine IV secolo, presso l’abside di Santa Tecla fu costruito il battistero di San Giovanni alle Fonti, probabilmente ad opera di Sant’Ambrogio. La pianta ottagonale del battistero è ora riportata mediante un solco inciso sul pavimento del sagrato superiore del Duomo. I resti sono ben visibili nel prima citato ambiente sotterraneo. Il battistero ottagono misurava quasi 20 metri di diametro esterno, con lati di circa 7,40 metri e nello spessore delle murature (2,80 metri) erano ricavate nicchie di circa 3,5 metri di ampiezza. Al centro si trova la vasca ottagona (diametro 3,5 metri – profondità 0,80 metri) rivestita di lastre di marmo bianco. La vasca era connessa ad un pavimento in opus sectile costituito da un complicato motivo geometrico in cui sono assemblate lastre di forma rombica (diagonale 40-20 cm o 10-5 cm), esagonale (lato 15 o 12 cm); quadrata (lato 25 o 18 cm) di calcare nero; rettangolare e triangolare di calcare bianco.
Negli angoli si trovavano otto colonne, probabilmente di Porfido rosso antico e presumibilmente con altezza di 3,6 metri, diametro di 0,45 metri poggianti su plinti quadrati di 0,70 m di lato.
Nel corso degli scavi sono stati recuperati numerosi frammenti di lastre, listelli, cornici ecc. riferiti probabilmente ad un rivestimento parietale. Tra questi si contano frammenti dei “marmi colorati” già prima citati. I “marmi” provengono da vari paesi del bacino del Mediterraneo e comprendono in realtà calcari, brecce, oficalci, porfidi, graniti, marmi propriamente detti; i termini con cui sono universalmente conosciuti risalgono al mercato marmorario romano del XIX secolo e sono associati al corrispondente termine usato degli Autori latini. Nel Battistero sono stati classificati: Africano (marmor Luculleum – Turchia), Breccia corallina (m. Sagarium – Turchia), Breccia di Sciro (m. Scyrium – Grecia), Cipollino (m. Carystium – Grecia), Cipollino rosso (m. Iassense – Turchia), Fior di pesco (m. Chalcidicum – Grecia) Giallo antico (m. Numidicum – Tunisia), Greco scritto (provenienza incerta), Pavonazzetto (m. Synnadicum – Turchia), Porfido rosso antico (lapis Porphyrites – Egitto), Porfido serpentino verde (l. Lacedæmonius – Grecia), Rosso antico (m. Tænarium – Grecia). Sono presenti numerosi frammenti di marmi monocromi, bianchi e grigi, di cui non è stato possibile individuare la provenienza. Infine, sono stati classificati anche litotipi di provenienza locale, probabilmente dovuti a interventi di rifacimento, come il Rosso di Arzo, il Calcare nero e la “Majolica”, un calcare di colore bianco delle Prealpi.