La basilica di San Simpliciano

8.5_1La basilica Virginum, ora intitolata a San Simpliciano, si trovava al di fuori delle mura urbiche lungo la strada per lo Spluga e le terre germaniche. Fu terminata prima della fine del IV secolo e modificata in seguito; tuttavia, contrariamente a quanto verificato nel caso di altri edifici simili, molte parti originali sono tuttora visibili. La modifica più significativa fu l’ampliamento del XII secolo con il quale la chiesa raggiunse, compreso l’abside, una lunghezza di oltre 65 metri per una larghezza di quasi 22 metri, con i bracci del transetto di oltre 16 metri ciascuno. Un portico, ora scomparso, precedeva la facciata.

8.5_2Imponenti restauri furono realizzati nei primi anni dell’Unità d’Italia e la facciata laterizia ora visibile è frutto degli interventi del Maciachini (1870) che ha previsto Ghiandone e Serizzo nei conci dello zoccolo, Ceppo nelle quattro semicolonne, pietra di Angera nei capitelli delle semicolonne e della finestra, marmi diversi nel rivestimento del settore intorno al portale centrale. In quest’ultimo, si distinguono fusti di colonne di reimpiego con Pavonazzetto, Cipollino e Proconnesio; nei portali laterali è stato utilizzato il marmo di Crevola d’Ossola con la pietra d’Oira.

8.5_3Il fianco destro della Basilica conserva l’alzato originario scandito da grandi contrafforti, fino ad un’altezza di circa 22 metri: si tratta di una muratura laterizia che si alza sopra uno zoccolo di Ghiandone e di Serizzo accompagnati dal Ceppo. I conci lapidei raggiungono anche un metro cubo di volume e oltre 2,5 tonnellate di peso: tutti provengono dal riuso di materiale già impiegato in epoca romana. La pietra d’Angera è presente solo nelle finestre del transetto e in altri piccoli conci sparsi nella muratura laterizia. Sia le fondazioni medievali che quelle paleocristiane, riferite ad un abside a raggio più grande e visibili dal chiostro sede dell’oratorio, sono costituite da un conglomerato di ciottoli e malta cui si sovrappone la muratura laterizia con rari elementi lapidei (Ghiandone e Serizzo).

8.5_4All’interno, i pilastri costruiti con elementi squadrati di Ceppo e di Ghiandone contrastano con le murature costituite da laterizi talvolta disposti a spina di pesce, mentre la volta è sostenuta da grandi archi di laterizio. Negli anni 1975-76, per ovviare alle spinte laterali, gli archi sono stati rinforzati all’estradosso con una struttura metallica ancorata da tiranti inclinati. Il pavimento originario, in opus sectile, si trovava ad una quota inferiore all’attuale di circa 1,8 metri.

8.5_5Il campanile, costruito nel XII secolo e poi abbassato nel XVI, si sviluppa con una struttura muraria in laterizio ed elementi lapidei negli spigoli (Ceppo, Serizzo e marmo bianco).

8.5_6La parte basale, visibile da un vestibolo di passaggio tra chiesa e chiostro, poggia su giganteschi elementi di riuso in Ghiandone, compresi alcuni sarcofagi.