Le colonne di San Lorenzo

10.3_1Di fronte alla basilica, in corso di Porta Ticinese, si trova la più imponente fra le rare costruzioni romane di Milano: “Cum XVI exterioribus columnis” come ricorda Bonvesin de la Riva. Il colonnato, costruito nel II secolo per un non meglio precisato edificio imperiale, fu rimontato poi presso la basilica omonima. Il Latuada descrive le “sedici colonne di considerabile altezza intagliate in bianco marmo” e fornisce un’interessante testimonianza sul loro stato di conservazione: l’incendio del 1701 che, a partire dalla contigua basilica, danneggiò le colonne rendendo necessario il provvedere a “circondarle con fasce di ferro, e molte ancora con forti chiavi, pure di ferro, appoggiate alle pareti del muro vicino, per sostenerle dall’imminente rovina. Da tale incendio furono in molte parti private della loro lavorata corteccia, e della bianchezza, che quel marmo dalla stessa natura aveva ricevuto” [“Colonne di San Lorenzo”, vol. III]. Nel 1935 fu abbattuta la cortina di edifici di civile abitazione che separava il colonnato dalla basilica, edifici ben visibili nell’incisione di Dal Re (n° 19).
Il colonnato è attualmente affiancato da murature disposte perpendicolarmente alle due estremità: quella meridionale, in laterizio, comporta un grande arco a tutto sesto ed un’edicola sulla faccia esterna; quella settentrionale, anch’essa interamente in laterizio, comporta un arco a sesto acuto.
Le fondazioni, esaminate durante l’intervento del 1951-55, comprendono un conglomerato di ciottoli e laterizi disposti “a spina di pesce” alternati a spessi livelli di malta; al di sopra giace un doppio livello (spessore oltre un metro) di blocchi di Ceppo per sostenere lo stilobate. Questo è costituito da un paramento di spesse lastre di Ceppo e da un riempimento di frammenti lapidei, laterizi e malta (altezza circa 0,9 metri). Le colonne sono state realizzate in marmo di Musso, ciascuna delle quali comprende, dal basso: un plinto quadrato (lato 1,34 m, altezza 0,14 m) e una base attica circolare (diametro 0,87 m, altezza 0,30 m) ricavati da un unico blocco di marmo; un fusto diviso in due elementi sovrapposti, uno rudentato (circa m 2,5) e l’altro scanalato (circa m 4,8), per un’altezza totale di m 7,3 (il diametro varia da m 0,87 alla base a m 0,79 al sommo); un capitello corinzio (altezza variabile fra m 1,1 e 1,14) anch’esso ricavato da un unico blocco di marmo di Musso. La trabeazione è divisa in due parti collegate da un arco centrale (apertura m 4,25) in laterizio; essa consiste in un architrave formato da singoli elementi lapidei monolitici di diversa natura che poggiano sui capitelli, agli architravi sono sovrapposti archi ribassati di scarico in laterizio che si appoggiano a blocchi di granito. I nove architravi in marmo di Musso (lunghezza da m 3,11 a 3,26, altezza m 0,6, larghezza m 0,75) sono decorati con motivi a embrice nella faccia inferiore e presentano listello, gola e fogliette pendenti, sui lati. In sette casi, tra cui gli intercolumni presso l’arco centrale, gli elementi marmorei sono sostituiti da elementi in Ghiandone, del tutto privi di decorazione.

10.3_2Altri materiali lapidei sono stati introdotti successivamente come ad esempio, le basi ed i fusti delle colonne, integrati con elementi di marmo di Candoglia, appositamente predisposti nel corso dell’importante intervento di restauro negli anni 1951-55. Tale intervento fu dettato da ragioni di conservazione visto lo stato di degrado delle singole colonne e della trabeazione, il dissesto statico provocato sia dall’abbattimento delle case cui le colonne stesse erano ancorate sia dai bombardamenti del 1943. Tutto il colonnato fu smontato completamente a partire dal settore a Nord: le fondazioni furono rinforzate mediante iniezioni di malta cementizia e le colonne suddivise lungo le fratture, intere parti mancanti di fusti o basi furono rifatte in marmo di Candoglia, i fusti fessurati furono ricomposti mediate perni metallici o perni di marmo di Candoglia. In particolare il fusto numero 11 (numerazione a partire da nord) fu imperniato nella parte inferiore rudentata, mentre, nella parte superiore scanalata divisa in quattro frammenti, fu inserito all’interno un perno cilindrico di marmo dopo un parziale svuotamento del fusto stesso.

10.3_3L’arco centrale fu staccato in unico blocco (9 tonnellate di peso), gli architravi e le imposte in granito furono smontati. Infine, un cordolo di cemento armato fu inserito nella parte superiore sopra gli archi di scarico e la copertura in coppi fu sostituita da lastre di marmo di Ornavasso.