La basilica di San Lorenzo Maggiore

10.4_1Come prima accennato, il colonnato chiude ora lo spazio di fronte alla facciata della basilica di San Lorenzo Maggiore. L’edificio, la cui costruzione si protrasse fra la fine del IV e l’inizio del V secolo, presenta un corpo centrale cubico accompagnato da quattro esedre (diametro massimo quasi 48 metri) e coperto da una grande cupola; una doppia fila di pilastri e di colonne circonda il vano centrale, un tempo rivestito da marmi, pitture e decorazioni in stucco.

10.4_2All’esterno, quattro torri quadrate sono disposte tra le esedre. Due torri affiancano la facciata, quella di NW ormai mozza (1) e quella di SW con trifora (2); due sul lato posteriore, quella di NE ancora parzialmente intonacata (3) e quella di SE con una muratura uniforme (4). Tutte presentano una muratura di laterizi risalente ad epoche diverse, come evidenziato dalle indagini sulle malte di allettamento.
Nella costruzione attuale, pur conservandosi l’impianto generale, sono stati sostituiti i pilastri e le colonne; la cupola, ora priva degli originari mosaici dorati, è frutto di una ricostruzione in seguito al crollo del 1573. La facciata e il pronao sono stati aggiunti alla chiesa originale solo alla fine dell’Ottocento (arch. C. Nava, 1894); infine, le due Canoniche, che affiancano la piazza antistante la basilica, furono costruite tra il 1626 ed il 1631.
Le fondazioni della costruzione, indagate da studi specifici, sono costituite da un conglomerato di ciottoli e malta poggianti su di una palificazione formata da pali di legno di olmo (circa 0,5 metri di lunghezza); al di sopra dei ciottoli è presente una muratura a sacco con schegge di pietra, laterizi e malta. Al di sopra, si rileva un’altra muratura (opus quadratum) con elementi di riuso di Ceppo, di Serizzo e di Ghiandone; come prima riportato, è probabile che i conci di Ceppo siano quelli provenienti dallo smantellamento dell’anello esterno del vicino anfiteatro.

10.4_3I pilastri dell’interno sono costituiti da grandi conci di Ceppo associati ad altri elementi di materiali di riuso tra cui spiccano anche capitelli marmorei rovesciati. Nelle due esedre corrispondenti all’ingresso e all’altare maggiore, i pilastri sono sostituiti, a livello del matroneo, da quattro fusti per parte di granito bianco di Montorfano e di granito rosa di Baveno: un’altra testimonianza della ricostruzione cinquecentesca. La facciata e il pronao, oltre al rivestimento di intonaco, utilizzano elementi lapidei in Breccia di Urago, un materiale di impiego moderno proveniente dal Comasco. Le due Canoniche presentano membrature di Ceppo del Brembo, associate a superfici intonacate.

10.4_4Tre cappelle sono disposte in modo radiale intorno alla basilica ed intercalate da altri edifici come la Sacrestia. Le cappelle, di dimensioni diverse, furono costruite insieme con la prima basilica e in seguito furono oggetto di interventi di trasformazione e restauro. Le murature in laterizio sono interrotte da elementi lapidei, soprattutto in pietra d’Angera, inseriti nel corso degli interventi ottocenteschi. Tali interventi hanno messo in evidenza l’uso di anfore per il riempimento degli estradossi delle volte di Sant’Aquilino e di Sant’Ippolito.