Metodi di studio

Le descrizioni dei diversi materiali lapidei attualmente in opera nei singoli edifici, raggruppati secondo un criterio topografico, sono accompagnate da brevi notizie che aiutano a comprendere le vicende storiche e costruttive.
Per approfondire la conoscenza storico-artistica di ciascun edificio è opportuno fare riferimento ai numerosissimi testi sull’argomento, una minima parte dei quali è riportata nella bibliografia.
L’identificazione dei materiali lapidei è basata su una lunga serie di indagini, effettuate a partire dal 1982 per conto delle Soprintendenze lombarde e comprendenti o il solo riconoscimento macroscopico o l’analisi di campioni appositamente prelevati mediante le consuete metodologie (microscopia ottica in luce polarizzata su sezione sottile, diffrazione ai raggi X su polveri). La classificazione dei materiali è stata effettuata attraverso il confronto con i litotipi appositamente campionati nelle diverse cave, ormai quasi totalmente inattive, del territorio lombardo e delle regioni limitrofe.
Per i singoli edifici, i materiali lapidei identificati sono elencati così come si trovano in opera, distinguendo, ove possibile, i materiali originari da quelli utilizzati in tempi posteriori.
Oltre alle osservazioni dirette riprese in diverse pubblicazioni (Bugini 1997; Bugini 2000, Bugini 2008), si è fatto riferimento al catalogo di reperti in pietra di epoca romana riportato da Maria Gloria Zezza (Zezza 1982) e ai testi, relativi all’impiego dei materiali lapidei in architettura, di Gustavo Fagnani (1956) e di Francesco Rodolico (1965).
Notizie relative ai singoli litotipi citati nel testo possono essere rintracciate nelle “Lezioni petrografia applicata” a cura di R. Bugini e L. Folli, in questo stesso sito (www.icvbc.cnr.it).
Per quanto riguarda le trasformazioni subite dai singoli edifici, si è fatto riferimento alle incisioni di Marco Antonio Dal Re eseguite negli anni 1743-50 ed alla “Descrizione” del Latuada, pubblicata a Milano nell’anno 1738.