Tra i tanti itinerari che possono essere suggeriti da una città nonché dalla sua storia artistica e architettonica, un itinerario petrografico è certamente inconsueto. Infatti, riguardo ad un edificio si conoscono il progettista, l’esecutore, il decoratore, lo stile, le vicende costruttive, le vicissitudini storiche, i restauri, mentre i materiali utilizzati e la loro provenienza sono talvolta appena accennate oppure del tutto ignorate. Ciononostante è opportuno considerare i materiali lapidei come parte importante dello sviluppo di una città e utili testimonianze per fornire preziose indicazioni di carattere storico ed economico. L’utilizzo di un litotipo comporta infatti la disponibilità di un territorio; la scelta di un’area di cava; i costi delle maestranze specializzate, della coltivazione, della lavorazione e del trasporto; le diverse vie di comunicazione utilizzabili ecc. A questo proposito, vale l’esempio del marmo di Candoglia, un materiale raro cavato ai margini del Ducato di Milano, scelto per la costruzione della grande cattedrale milanese con l’imposizione dell’uso esclusivo per la Fabbrica e l’esenzione dai dazi cui erano di norma sottoposte tutte le merci, la sistemazione di un lungo itinerario tra laghi, fiumi e canali per superare i circa 90 km dalla Val d’Ossola alla città.

L’itinerario petrografico nell’ architettura romana e medievale di Milano si svolge su un percorso molto frammentario. I resti visibili della Mediolanum romana sono ormai così scarsi da non permettere di comprendere l’estensione del tessuto urbano della città antica così come si era formato in un arco di tempo di circa settecento anni, dal secondo secolo avanti Cristo al quinto secolo dopo Cristo. La città contava edifici del potere come il Palazzo imperiale, edifici pubblici come il Foro e le Terme, edifici di spettacolo come il Circo, il Teatro e l’Anfiteatro, le vie porticate, le strutture difensive come le lunghe mura urbiche con numerose porte, gli edifici civili come le domus private, le strutture adibite al culto dei morti come mausolei e aree cimiteriali ricche di monumenti.

Nel corso dei secoli, la città romana scomparve gradualmente e la nuova città medievale sorse, sulle stesse aree della precedente, usufruendo dei suoi materiali. Le cause della quasi completa sparizione di Mediolanum sono diverse: le distruzioni provocate da eventi naturali o da guerre ed invasioni, l’abbattimento di edifici ritenuti non più consoni allo spirito dei tempi e le trasformazioni urbane legate ai nuovi bisogni della città. Gli eventi bellici cominciarono già prima della fine dell’Impero romano, tanto che, secondo il Cantù, con i saccheggi di Attila nel 452 e di Uraja nel 539 “perirono allora i monumenti romani, di cui perciò abbiamo tanta scarsezza”. La resa della città nel 1162, in seguito all’assedio del Barbarossa, comportò l’espulsione degli abitanti, l’abbattimento delle porte urbiche ed altre distruzioni. L’abbandono degli edifici romani determinò, già nella tarda romanità e successivamente in epoca medievale, il fenomeno del riutilizzo dei materiali in essi impiegati: un esempio è identificabile con il palazzo della Ragione, costruito nel XIII secolo con elementi del vicino teatro romano. Nei secoli successivi, la città alternò periodi di sviluppo sia economico che demografico, accompagnati da trasformazioni urbanistiche a periodi di carestie e pestilenze con calo della popolazione e depressione economica. Le trasformazioni trascurarono ovviamente i resti del passato: se la costruzione del nuovo circuito murario (le cosiddette “Mura spagnole”) alla fine del Cinquecento causò la distruzione di alcuni edifici periferici come la basilica di San Dionigi, il grande rinnovamento neoclassico alla fine del Settecento comportò invece rettifiche delle vie principali e pesanti distruzioni nel tessuto edilizio. Ad esempio, nell’area del Monte di Pietà la demolizione di tre monasteri permise la costruzione dell’edificio progettato dal Piermarini per il Genio militare austro-ungarico, a sua volta abbattuto durante la rivolta popolare nel 1848.

Le più cospicue trasformazioni risalgono al periodo Post-unitario: si vedano ad esempio l’apertura della piazza Ellittica (piazza Cordusio) e della via Dante, l’apertura dei viali della circonvallazione dopo l’abbattimento delle Mura spagnole e l’espandersi dei fabbricati fino a riempire lo spazio tra la cerchia dei Navigli e il perimetro delle mura stesse, spazio occupato fino ad allora da orti, giardini con edilizia limitata ai percorsi collegati alle vie comunicazione. In questo periodo aumentarono le distruzioni delle testimonianze del passato, l’attività archeologica si limitò alla raccolta di singoli pezzi scultorei o di elementi architettonici e decorativi, recuperati da scavi occasionali e quindi privati dei loro contesti.

Altre importanti trasformazioni sono riferibili al XX secolo durante il periodo Fascista, con la totale cancellazione di alcune parti della topografia antica a favore della costruzione di nuovi edifici e dell’apertura di strade e piazze: si veda come esempio l’area di piazza Diaz, in cui un intero quartiere, comprese alcune chiese come San Giovanni in Laterano, fu rimpiazzato dal nuovo impianto viario con i grandi edifici tuttora esistenti. Durante la Seconda guerra mondiale, ingenti distruzioni furono causate dai bombardamenti aerei, soprattutto i quattro susseguitisi tra 8 e 16 agosto 1943. Gli interventi di ricostruzione del dopoguerra, spesso poco attenti alle testimonianze del passato, diedero un ulteriore contributo alla scomparsa della città antica: si veda, come esempio, la trasformazione dell’area del Pasquirolo con l’apertura di corso Europa.